È una richiesta diversa, con standard diversi e tempi diversi. Prima di partire conviene capire se serve un'impronta di prodotto, uno studio del ciclo di vita o una dichiarazione verificata: costano e durano cose molto diverse. Lo studio lo facciamo con CO2e.
Nella richiesta di un buyer queste tre parole arrivano spesso come sinonimi. Non lo sono: cambiano lo standard, il costo, i tempi e soprattutto cosa potete scriverci sopra dopo. Metà del valore del primo incontro è capire quale delle tre vi è stata chiesta davvero.
Le emissioni di gas serra di una referenza, lungo i confini che si dichiarano. È il dato che serve a rispondere a un buyer o a riempire un campo in un questionario di prodotto.
Non solo il clima: anche acqua, acidificazione, consumo di risorse e altri indicatori. Serve quando la domanda è dove intervenire sul prodotto, non solo quanto pesa oggi.
Un documento pubblico, costruito su una LCA e su regole di categoria di prodotto, verificato da un terzo indipendente e registrato in un programma. Non è un calcolo: è un percorso.
Modellazione, banche dati, scelte metodologiche e documentazione per la verifica sono lavoro di CO2e. ESG Network sta al livello sopra: che cosa vi è stato chiesto, quale dei tre risultati risponde davvero, come quel dato entra nei questionari e cosa potete scrivere senza esporvi. Vai a co2e.it →
Cosa si misura esattamente — un pezzo, mille pezzi, un metro quadro posato — e fin dove si guarda. Qui si decide il numero: una scelta diversa produce un risultato diverso, entrambi corretti.
Distinta base, consumi di linea, scarti e resi, imballaggi, trasporti. Più dato vostro entra nel modello, meno il risultato dipende da medie di settore che non vi somigliano.
Banche dati riconosciute, con versione e anno dichiarati, e le ipotesi scritte una per una. Le incertezze si segnalano: sono quelle che un verificatore guarda per prime.
Il risultato con la relazione e la ripartizione per fase. Se la destinazione è un'EPD, da qui parte il percorso con le regole di categoria, la verifica indipendente e la registrazione.
Il confronto regge solo con la stessa unità funzionale, gli stessi confini e le stesse regole. Un confronto pubblicitario fra prodotti diversi richiede condizioni aggiuntive: è il terreno dove si sbaglia più spesso.
Una dichiarazione ambientale di prodotto richiede regole di categoria, verifica indipendente e registrazione in un programma. Uno studio interno, per quanto rigoroso, non la sostituisce.
Un numero misurato non è una dichiarazione di neutralità, e le regole sui messaggi ambientali sono diventate più strette. Prima di pubblicare qualcosa conviene passare dalla verifica dei claim.
Di solito la domanda giusta da rigirargli è: vi serve il dato sulle emissioni di questa referenza, oppure una dichiarazione ambientale verificata? Nella maggior parte dei casi basta la prima, che costa e dura molto meno. Chiedere questo chiarimento non è una perdita di tempo: è quello che evita di consegnare la cosa sbagliata.
No, sono due cose diverse. L'inventario d'organizzazione divide le emissioni totali per fonte; l'impronta di prodotto le attribuisce a una singola referenza lungo la sua filiera. L'inventario però aiuta: i consumi di stabilimento sono già raccolti e si riusano.
Si parte da uno o due rappresentativi, scelti per volume o perché sono quelli su cui arrivano le richieste. Una volta impostato il modello, le referenze simili si aggiungono con uno sforzo molto minore — ed è il motivo per cui conviene scegliere bene la prima.
Per un'impronta di prodotto, otto-dodici settimane, a seconda di quanto è articolata la distinta base e di quanto velocemente rispondono i fornitori sui materiali. Un percorso EPD è più lungo, perché include verifica e registrazione.
Dipende da cosa volete scrivere. Riportare un dato calcolato, indicando metodo e perimetro, è una cosa; «eco», «green» o «a impatto zero» è un'altra, e dal 27 settembre 2026 le regole sui messaggi ambientali al consumatore sono più strette. Il dato è la condizione necessaria, non quella sufficiente.
In trenta minuti si capisce quale dei tre risultati vi serve davvero. È la mezz'ora che fa la differenza fra un lavoro utile e uno rifatto.
Parliamo della richiesta ricevuta →