L'inventario delle emissioni è il dato che vi viene chiesto da buyer, banche e gare. Ma è anche la prima mappa onesta di dove finisce l'energia che pagate. Lo costruiamo con CO2e, nella forma che serve a chi ve lo chiede.
Capita spesso che l'inventario venga rifatto ogni volta che qualcuno lo chiede, con perimetri diversi e numeri che non tornano fra loro. È il modo più caro di avere lo stesso dato.
Quasi tutti i questionari di filiera chiedono Scope 1 e 2, molti chiedono anche alcune categorie di Scope 3. Un inventario già fatto trasforma mezza giornata di ricerche in un copia e incolla.
Nelle pratiche di affidamento e nella finanza agevolata il dato emissivo entra sempre più spesso come parametro. Averlo documentato e datato vale più che averlo approssimato.
Energia ed emissioni sono fra le informazioni che lo standard volontario chiede già nel modulo Base. L'inventario è il motore che alimenta quella parte del documento.
Dove si brucia di più, quanto pesa la logistica, cosa cambierebbe un intervento sull'impianto. È la parte che nessuno chiede e che di solito è quella che ripaga il lavoro.
La parte tecnica — perimetro, fattori di emissione, calcolo, documentazione per l'eventuale verifica — è di CO2e, che lavora su ISO 14064 con esperienza di audit. ESG Network tiene insieme il quadro: a chi serve il dato, in che forma, con che scadenza, e come entra nelle risposte che dovete dare. Vai a co2e.it →
«Scope» è il linguaggio del GHG Protocol, quello che usano i questionari. La norma ISO 14064-1 organizza le stesse emissioni in sei categorie: il contenuto è lo stesso, cambia l'etichetta — e sapere quale sta usando l'interlocutore evita metà dei malintesi.
Le emissioni dirette dei vostri impianti e dei vostri mezzi: metano per il riscaldamento e i forni, gasolio dei muletti e dei camion aziendali, gas tecnici e refrigeranti che possono fuggire.
Le emissioni legate all'elettricità, al calore o al vapore acquistati. Si calcola in due modi: location-based con il mix elettrico nazionale, market-based tenendo conto dei contratti e delle garanzie d'origine. Molti questionari chiedono entrambi.
Quindici categorie che vanno dagli acquisti ai trasporti, dai rifiuti ai viaggi fino all'uso del prodotto venduto. Non sono tutte rilevanti: il lavoro vero è decidere quali lo sono per voi e dichiararlo, non calcolarle tutte male.
Quali sedi e società entrano, quale anno si prende come riferimento, quali categorie di Scope 3 sono rilevanti. Le scelte si scrivono, perché l'anno dopo vanno ripetute identiche.
Bollette, fatture carburante, consumi di processo, trasporti, rifiuti, acquisti rilevanti. È la fase più impegnativa per voi: diamo i modelli e diciamo esattamente dove guardare.
Fattori di emissione da banche dati riconosciute, scelti e tracciati uno per uno. Dove un dato manca, si usa una stima dichiarata come tale invece di un numero che sembra misurato.
L'inventario, la relazione metodologica con le fonti, e il foglio di calcolo che l'anno prossimo si aggiorna invece di rifarsi. Se serve la verifica di parte terza, il dossier è già nella forma giusta.
Un inventario conforme alla ISO 14064-1 diventa verificato quando un organismo indipendente lo verifica. Se il cliente la chiede, si imposta come incarico separato: noi prepariamo il dossier, la verifica la fa un terzo.
Misurare non è ridurre. L'inventario dice dove siete; gli obiettivi di riduzione e qualunque discorso sulla compensazione sono decisioni successive, con regole e rischi comunicativi propri.
Due inventari si confrontano solo se hanno lo stesso perimetro, lo stesso metodo di calcolo dello Scope 2 e gli stessi criteri sullo Scope 3. I confronti fra imprese diverse vanno maneggiati con prudenza.
Non sempre. Molti questionari si fermano a Scope 1 e 2. Quando lo Scope 3 serve, il punto non è calcolare tutte e quindici le categorie: è individuare quelle rilevanti per la vostra attività — di solito acquisti, trasporti e rifiuti — calcolarle bene e dichiarare esplicitamente quali sono escluse e perché.
Che vuole il calcolo che tiene conto dei vostri contratti di fornitura elettrica e delle garanzie d'origine, invece del mix elettrico nazionale medio. Se acquistate energia da fonti rinnovabili certificate il numero market-based è più basso. Si calcolano entrambi, perché a seconda di chi chiede serve l'uno o l'altro.
Sei-dieci settimane in tutto, di cui la parte che richiede il vostro tempo è la raccolta dati: una mezza giornata iniziale per capire dove stanno le cose, poi il recupero dei documenti, che in genere fa l'amministrazione. Dal secondo anno si dimezza, perché il perimetro e le fonti sono già definiti.
I vostri consumi sì, ed è il punto. Ma cambiano anche i fattori di emissione, che le banche dati aggiornano: per questo l'anno base si ricalcola quando serve e ogni inventario dichiara quali fattori ha usato. Senza quella tracciabilità il confronto fra due anni non vuol dire niente.
Dipende da cosa vi è stato chiesto. Se la richiesta è un questionario con dentro i dati emissivi, si parte dall'inventario. Se è un documento di sostenibilità completo, si fanno insieme, perché energia ed emissioni sono una sua sezione.
Da lì dipendono il perimetro, il livello di dettaglio e metà del lavoro. Un confronto di trenta minuti basta per impostarlo.
Parliamo del vostro inventario →