Dal 2026 lo standard volontario europeo per le imprese fuori dal perimetro CSRD ha una forma definita e, per la prima volta, un peso: è anche il limite di quello che un cliente obbligato può chiedere a un fornitore. Lo costruiamo una volta e lo riusate verso banche, buyer e capifiliera.
Nello stesso pacchetto la Commissione ha alleggerito gli ESRS, reso ufficiale lo standard volontario per le imprese più piccole e messo un tetto a quello che la filiera può chiedere. Sono decisioni collegate ma con effetti diversi.
Il VSME nato in EFRAG è stato recepito in un regolamento delegato (UE) 2026/1560, adottato il 3 luglio e pubblicato in Gazzetta il 21 settembre 2026. Resta volontario: nessuna impresa è obbligata ad adottarlo, ma ora esiste una versione ufficiale a cui tutti possono riferirsi.
Il regolamento (UE) 2026/1563 riduce di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% quelli complessivi, con più flessibilità su informazioni commercialmente sensibili e perimetri delle emissioni. La doppia materialità resta, con un approccio che parte dai temi rilevanti. Per l'esercizio 2026 è possibile scegliere fra versione precedente, nuova o precedente con le semplificazioni, dichiarando quale si è usata.
Le imprese soggette a CSRD non possono chiedere alle imprese della propria catena del valore che non superano in media i 1.000 dipendenti nell'esercizio precedente più informazioni di quelle elencate nell'allegato del regolamento. Se la richiesta eccede, chi la invia deve indicarlo e informare il fornitore del suo diritto di rifiutare quella parte. Vale per i dati raccolti ai fini della rendicontazione, non per qualunque richiesta commerciale.
La bozza di tassonomia XBRL per gli ESRS è in consultazione fino all'11 novembre 2026, poi EFRAG la trasmetterà come parere tecnico a ESMA e Commissione. La marcatura digitale non è ancora obbligatoria: i requisiti vincolanti arriveranno attraverso il formato elettronico unico europeo. Chi prepara il bilancio oggi non deve aspettarla, ma conviene strutturare i dati in modo che domani siano marcabili.
Lo standard è modulare: il modulo Base copre le informazioni essenziali, il Completo aggiunge quello che banche e grandi clienti chiedono quando il rapporto è più strutturato. Spesso si parte dal Base e il Completo arriva l'anno dopo, ma a decidere è il questionario che avete in mano.
Il profilo dell'impresa e un primo set di indicatori ambientali, sociali e di condotta. È la base che risponde alla gran parte dei questionari di qualifica fornitori.
Aggiunge la parte gestionale: strategia, obiettivi, rischi climatici e politiche. È quello che serve quando l'interlocutore vuole capire dove state andando, non solo dove siete.
Chi vi ha chiesto cosa e con quale scadenza. Da qui si decide Base o Completo, e quali temi trattare davvero.
Consumi, acquisti, personale, rifiuti, emissioni. Si raccolgono una volta e restano come base aggiornabile.
Il documento nella forma dello standard, con le fonti di ogni dato tracciate e le lacune dichiarate invece che nascoste.
Come si usa il bilancio nelle risposte a clienti e banche, e cosa va aggiornato l'anno successivo.
Lo standard volontario non rende un'impresa soggetta alla direttiva, e un bilancio VSME non sostituisce una rendicontazione CSRD per chi è obbligato.
Il documento non comporta una verifica di parte terza. Se un cliente la chiede, si imposta come intervento separato con un organismo indipendente.
Le emissioni dichiarate nel bilancio sono quelle calcolate dall'impresa. L'inventario secondo ISO 14064-1 è un lavoro a sé, che facciamo con CO2e.
No. Lo standard è volontario e il regolamento che lo ha recepito non introduce obblighi. L'obbligo, quando arriva, arriva dal cliente o dalla banca che chiede i dati: il VSME è il formato con cui rispondere una volta sola invece che riscrivere ogni questionario da capo.
Per i dati raccolti ai fini della rendicontazione di sostenibilità no, se la vostra impresa non supera in media i 1.000 dipendenti nell'esercizio precedente: dagli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027 l'impresa obbligata non può chiedere alle imprese della propria catena del valore più di quanto elencato nell'allegato del regolamento, e se eccede deve dirlo e informare il fornitore del diritto di rifiutare quella parte. Resta sensato valutare caso per caso cosa conviene dare comunque, perché il rapporto commerciale è un'altra cosa.
Dipende dal questionario e da chi lo manda. Per molte qualifiche fornitori il modulo Base è sufficiente, ma non è una regola: alcuni buyer chiedono già obiettivi e piani. Il Completo serve quando l'interlocutore — tipicamente una banca o un capofiliera strutturato — vuole vedere strategia, obiettivi di riduzione e gestione dei rischi climatici. Si può partire dal Base e aggiungere il Completo l'anno successivo.
No. La bozza di tassonomia XBRL è in consultazione fino all'11 novembre 2026 e la marcatura digitale non è ancora obbligatoria. Chi prepara il bilancio oggi lavora su un documento, non su un file marcato. Noi però teniamo i dati strutturati e tracciati per fonte, così quando la marcatura arriverà non si ricomincia da zero.
Include le emissioni dichiarate dall'impresa, calcolate per la rendicontazione. Un inventario secondo ISO 14064-1, con il livello di dettaglio e la tracciabilità che servono per una verifica di parte terza, è un lavoro separato: lo facciamo con CO2e e il risultato confluisce nel bilancio.
Otto-dodici settimane dal primo incontro, con la raccolta dati come passaggio più impegnativo per voi: bollette e consumi, dati del personale, rifiuti, acquisti rilevanti. Dal secondo anno si aggiorna, non si rifà.
Da quella risposta dipendono il modulo, i tempi e metà del lavoro. Un confronto di trenta minuti basta per capirlo.
Parliamo del bilancio VSME →